Pensi anche tu che in Italia l’E-commerce non funzioni?

Riprendo un post pubblicato su Linkedin perché ritengo utile condividere con te i dati pubblicati sull’e-commerce da Casaleggio e Associati.

Pensi anche tu che in Italia l’E-commerce non funzioni?

Si, si, pensalo pure.

Intanto Amazon è entrata tra le aziende TOP10 con ben 18 miliardi di fatturato, (hai capito bene) DICIOTTO MILIARDI di euro di fatturato. Parliamo del fatturato Europa di Amazon, ma se vogliamo essere precisi per l’Italia:

1-Amazon Logistica Italia ha fatturato circa 67 milioni di Euro (2015)

2-Amazon Italia Service ha fatturato circa 17 milioni di Euro (2015)

3-Amazon Italia Customer service ha fatturato circa 13 milioni di Euro (2015)-

I dati sono facilmente recuperabili sul WEB, basta saperli cercare.

Amazon è l’unica azienda del settore commercio ad essere presente tra le TOP10, a meno di un soffio dal sorpasso di tutti i gruppi bancari italiani.

Anche Alibaba non sta a guardare ed ha appena siglato un accordo con un compagnia aerea Cargo per far atterrare su Montichiari tre voli alla settimana in attesa di poter istituire il giornaliero e investire 200 milioni su Piacenza.

Ma che importa, hai sentito dire che il settore dell’ E-commerce è una roba solo per i giovani e i soldi (quelli veri) non sono nelle mani dei giovani.

Questo in effetti è verissimo. I giovani sono senza soldi, però è anche vero che sono quelli che spendono la maggior parte dei soldi che entrano in famiglia.

Non voglio fare una analisi della modalità di spesa di una famiglia e credo di rasentare l’ovvio quando dico che: grazie all’influenza e il forte carisma delle donne, in una casa, la maggior parte delle decisioni riguardanti il denaro passa da loro ed è indirizzata ai più giovani della famiglia.

Le donne sono anche mamme e (cuore di mamma) ovviamente pensano prima ai figli e poi a tutto il resto.

Tutto ovvio, tutto scontato, e ovviamente i figli aiutano le mamme a creare gli account sui portali, le carte prepagate, i profili PayPal e via a fare click compulsivi che fanno arrivare il corriere dietro la porta di casa ogni giorno; fino a quando non arriva il postino con l’estratto conto e ti accorgi di aver esagerato.

Insomma, tutto scontato quando siamo “UTENTI” dell’evoluzione digitale; tutto molto stimolate al punto da innescare anche le chiacchiere da bar per farsi vanto dell’ultimo giacchino preso da Zalando ad un prezzo incredibile ed anche dopo averlo cambiato di taglia senza alcun costo del corriere. E’ bello ascoltare il confronto davanti al caffè (… mia figlia è davvero una furba, va in negozio a provare i vestiti e poi li compra on line).

Per nulla scontato quando inizi un incontro per discutere di cosa fare per incrementare il “BUSINESS” di un’azienda. Se introduci l’argomento:

“il mondo è cambiato”, “tu come stai cambiando?”.

Iniziano a fioccare le frasi tipo:

“Il mio settore è differente”, “con i miei clienti non può funzionare”,”io vendo prodotti particolari”, e poi in fondo la madre di tute le affermazioni-killer “abbiamo sempre fatto così”.

Visito quasi 200 imprenditori all’anno nella mia zona e quando parlo con loro di riorganizzazione aziendale per seguire il passo della nuova era, diventa tutto più complesso.

Le aziende sono incastrate sulle convinzioni che gli uomini (possibilmente agenti plurimandatari senza costo fisso) debbano risolvere i cali di fatturato. I sistemi innovativi di promozione e vendita digitali, ivi compreso l’E-commerce vengono ritenuti validi solo per pochi (gli altri, quelli “fortunati”). Sembrerebbe che non abbiano mai visto la slide della crescita di fatturato del comparto.

Nel 2016 sono state superati i 30 mld di EURO, il valore di una “manovrina”

I settori con il più altro incremento sono alto incremento sono i settori tradizionali: Alimentare, Arredamento e prodotti per la salute.

A onor del vero, sono i settori con la percentuale più bassa del paniere delle vendite, molto distanti dai fatturati del settore turismo.

Questo non è il luogo in cui ripetere l’analisi approfondita svolta da Casaleggio e Associati, ma è il luogo in cui voglio evidenziare l’estremo paradosso di questo argomento.

I clienti comprano ON-LINE e se comprano OFF-LINE, decidono ON-LINE.

Quindi devi avere una strategia che usi la combinazione degli strumenti ON-LINE/OFF-LINE.

Se ti occupi di B2B, per esempio se il tuo venditore incontra un cliente non interessato “oggi”, deve iscriverlo a un Blog ON-LINE; potrebbe essere interessato “domani”.

Se non mi conosci e mi leggi per la prima volta, ti informo che ho appena scritto il Libro “IL MITO DEL FATTORE “C” e approfondisco l’argomento delle #vendite e la riorganizzazione dei processi di #Logistica. Lo trovi cliccando QUI.

Un’ultima cosa mi preme evidenziare dello studio da cui ho preso spunto per fare questo approfondimento.

Se VUOI acquisirei un cliente devi investire!

Non entro nei dettagli di quanto costa oggi un “click”, un “fun”, un “like” etc, che non sono i dati sui quali mi baso ogni giorno, ma voglio solo evidenziare che:

Un cliente porta valore nel tempo e quindi PUOI investire per acquisirlo!

lo studio di Casaleggio evidenzia per esempio che il costo di acquisizione cliente per un E-Commerce ha raggiunto 22,90 EURO

Se invece vuoi organizzare un incontro B2B, devi prepararti a budget che sfiorano i 150,00 Euro.

Insomma devi avere una strategia organizzata bene altrimenti rischi di buttare via facilmente tanti soldi.

Non si scherza con il Budget.

Voglio concludere con un invito:

Se vuoi discutere di questi temi contattami subito.

Con l’aiuto di altri colleghi stiamo organizzando una serie di incontri in tutta Italia e siamo disponibili a fare la nostra parte di diffondere queste informazioni a titolo completamente GRATUITO.

Se sei d’accordo con me che bisogna fare diffusione di cultura su questi argomenti, contattami come e quando vuoi, e non dimenticare di mettere il pollice alzato e di commentare il presente post. Non vedo l’ora di sapere come la pensi.

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