Il trasporto sostenibile nel Mezzogiorno d’Italia

Ospitiamo una nuova penna questa settimana: Gianpiero Cozza.

Non voglio impegnare queste righe per presentarLo,  preferisco che tu lo conosca attraverso i suoi lavori, sperando che siano frequenti e copiosi come quello che stai per leggere. (Editor)

Il trasporto sostenibile nel Mezzogiorno d’Italia

Negli ultimi anni si fa un gran parlare di sviluppo sostenibile, di rispetto per l’ambiente, di trasporto green ecc. ecc. Tutti e a ragione ne parlano, dagli operatori di settore, ai committenti, alle associazioni di categoria e naturalmente ai politici, tutti giustamente attenti alle tematiche ambientali.

Come tutte le cose però bisogna cercare di capire quanto nella realtà si è vicino al raggiungimento di risultati soddisfacenti e così, come storicamente accade, nel nostro Paese ci troviamo di fronte ad un sistema a due velocità, uno, quello del Nord, che già sviluppa da anni determinate tecnologie e ne incentiva sempre più l’utilizzo e l’altro, quello del Sud, che arranca e si dibatte tra ritardi storici e interessi particolareggiati.

Da operatore del settore dei trasporti che opera al Sud non posso che confermare questa tendenza; infatti malgrado ci sia la volontà di tante imprese di perseguire le politiche di sostenibilità ambientale, questa spesso si scontra con la burocrazia, le strategie di conservazione di pochi e una politica che non supporta mai abbastanza.

Lungi da me essere polemico, ma con la sola volontà di riportare i fatti, si può dire che il Sistema nazionale e in particolare quello Meridionale supporta molto poco l’iniziativa privata nell’ambito dei trasporti e a titolo di esempio si possono citare due questioni da ritenersi esplicative della situazione: la diffusione e l’utilizzo degli automezzi a LGN e  il riconoscimento del cosiddetto incentivo “marebonus”:

  • L’utilizzo degli automezzi a LNG (Gas naturale liquefatto), in teoria un ottimo strumento atto ad abbattere le emissioni di CO2 e a ridurre i costi di trasporto, è un fenomeno che si sta diffondendo a macchia d’olio nel Nord del Paese, dove tante aziende stanno svoltando verso questi automezzi con alimentazione alternativa rispetto al costoso e inquinante gasolio. Lo Stato, a onor del vero, sta incentivando l’acquisto di questi automezzi, peccato però che la rete di distribuzione sia poco capillare e del tutto assente al Sud. Se andiamo a censire le stazioni di rifornimento abilitate al LNG in Italia, potremo notare come allo stato attuale non vi è un solo distributore a sud di Roma: Piacenza, Novi Ligure (Alessandria), Castel San Pietro Terme (Bologna), Corridonia (Macerata), Gera Lario (Como), Pontedera (Pisa), Villa Falletto (Cuneo), Padova Interporto, Rimini e Noceto (Parma), più quello di San Matteo di Modena, ultima apertura segnalata.
    Operazioni di rifornimento LNG

    Molti esperti sostengono che la capillarità della rete distributiva non sia in realtà necessaria, in quanto gli automezzi con un pieno di LNG hanno un’autonomia di circa 800-1000 km, ma questa valutazione non tiene probabilmente conto di due fattori: il primo è rappresentato dalle caratteristiche delle strade, in quanto se al Nord del Paese vi sono strade diritte e pianeggianti, la stessa cosa non si può dire del Sud, dove anche le strade di nuovo rilascio (vedi A2) sono caratterizzate da percorsi in salita, su manti stradali non sempre perfetti e questo fa aumentare conseguentemente il consumo del carburante; il secondo fattore non considerato è che la diffusione di questi automezzi richiederà un fabbisogno di carburante sempre maggiore e avere dei distributori a così tanta distanza tra loro, potrebbe creare situazioni in cui il carburante non sia sufficiente per tutti.  E’ chiaro che in un contesto di questo tipo la diffusione di automezzi alimentati a LNG è pressochè impossibile al Sud e dunque, come storicamente è sempre accaduto, il Sud (per dirla alla Gianni Cuscito) potrebbe essere tagliato fuori da questa nuova occasione di sviluppo imprenditoriale e di Sistema.

  • Sempre nell’ottica di un trasporto ecosostenibile, a Dicembre del 2016 è stato riattivato dal Governo l’incentivo cosiddetto “marebonus”, affinchè le imprese di autotrasporto possano godere di sgravi, qualora decidano di spostare i loro automezzi dalla strada alla nave, incentivo che già qualche anno fa fu previsto ed erogato dal Governo per poi essere bloccato dalla UE perché considerato aiuto di stato (!). A tutt’oggi questi soldi non sono stati erogati, seppur stanziati (180 milioni di euro), in quanto ufficialmente mancano i decreti attuativi, ma nella realtà c’è un forte contrasto di interessi su chi e in che percentuale deve godere di questo incentivo, visto che la Commissione Europea sostiene che l’incentivo stesso debba essere erogato dal governo agli armatori, che poi però ne dovrebbero trasferire “almeno il 70% agli autotrasportatori” e trattenere per sé al massimo il 30% dell’importo, necessario a coprire gli investimenti sostenuti per poter permettere un maggiore imbarco da parte degli autotrasportatori. Come si può facilmente dedurre il meccanismo è molto contorto e controverso e l’impasse interpretativa che si è venuta a creare, ha fatto si che i decreti attuativi non venissero prodotti e i soldi non venissero elargiti, pur essendo disponibili da Gennaio 2017. A sentire questa storia si resta sbalorditi e delusi, in quanto una misura che dovrebbe incentivare l’ecosostenibilità del trasporto stradale non viene concessa alle imprese per i soliti motivi burocratici e forse politici. La delusione aumenta se ci si ferma a riflettere quanto questa misura potrebbe essere importante per le imprese di trasporto che operano al Sud e tra le Isole, in particolare, ma per tutto il Sistema Logistico meridionale in generale che da una misura di questo tipo potrebbe trarre giovamenti importanti in termini di efficienza operativa e competitività dei costi. A questo punto la speranza è che si possa uscire da questa situazione, anche attraverso l’intervento delle Associazioni di categoria degli autotrasportatori e degli armatori, che pure già hanno fatto sentire la loro voce nei mesi scorsi.

Prossimamente torneremo a parlare delle due questioni trattate in questo post per aggiornarci sullo stato dell’arte e per sostenere l’efficienza e la competitività del Sistema Logistico del Sud.

 Gianpiero Cozza                                                                                                                      Direttore Commerciale                                                                                                                                   SACOM srl           

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.